

A linkblog by Archivio Grafton9: web documents on the archives of social movements, underground cultures and the memory of political struggles.

Esiste una linea invisibile che corre sotto la superficie: non è una sequenza di rotture né una galleria di ribellioni isolate, ma una corrente continua, carsica, che attraversa la modernità dall’interno interrogandola incessantemente. Ecco cos’è l’underground, non un fenomeno generazionale, un’anomalia estetica o un catalogo di sottoculture eccentriche, ma una funzione strutturale della cultura moderna, necessaria, ricorrente, metastorica. Ogni qual volta una società produce un canone egemone, produce simultaneamente anche il proprio controcampo, non come effetto collaterale, ma come conseguenza dialettica inevitabile. L’underground dunque non nasce nonostante il mainstream, ma attraverso di esso. Dal samizdat sovietico al Tropicalismo brasiliano, dalla Mail Art ai poster psichedelici, dal fenomeno delle Riot Grrrl, alle fanzine punk fino all’hacktivismo contemporaneo, cambiano le forme e gli strumenti ma un elemento ricorre sempre: l’attitudine. Ovvero un modo di produrre cultura e di costruire comunità basato sul rifiuto della delega e della spettacolarizzazione, e un modo che preferisce l’autogestione alla mediazione, l’imperfezione all’ottimizzazione e l’opacità all’iper-esposizione del mercato.